Un caso incredibile di malagiustizia Cagliaritana che va avanti da anni. A luglio 2011 l’udienza di primo grado su procedimento penale a mio carico per un reato falso di concorso in tentato omicidio al tribunale di Cagliari, veniva sentito Francesco Floris un falso testimone nonchè parte offesa. Magistrati (Massimo Costantino Poddighe, Emengarda Ferrarese e Lucia Perra; pm Andrea Massidda e Emanuele Secci) definiti in ambito locale “bravissimi, capaci” e di lunga “esperienza”. In realtà un passaparola alla condanna. Il reato falso contestato in questa vicenda si riferiva al 20 maggio 2006. Incredibili le dichiarazioni rese a verbale d’udienza che a domanda risponde. A pagina 6 dei verbali d’udienza, a domanda del pm in merito al racconto dei fatti, Francesco Floris risponde: “improvvisamente ho avvertito un fortissimo dolore di un colpo contundente nella spalla sinistra, ho iniziato ad urlare, mi sono voltato e ho visto di fronte a me il padre che aveva nella mano destra un martello e nella mano sinistra un cacciavite…circa otto martellate…posso anche sbagliare…” A pagina 7 afferma: “è sceso il figlio Patrizio e a detto…papà ti ha fatto poco, ti doveva uccidere, poi ha detto a Giorgio Careddu di lasciare immediatamente il padre sennò ci sarebbero state conseguenze anche per lui…quando ho visto che il padre si era liberato dalle morse di Giorgio Careddu sempre col martello sulla mano destra e il cacciavite ha cercato di colpirmi al basso ventre… in quel momento mi sono svegliato da questa condizione e sono scappato”. A pagina 9 Francesco Floris afferma: “Giorgio Careddu si è reso conto evidentemente che non poteva continuare a mantenere immobilizzato il padre perchè erano due…l’ha lasciato, una volta che si è liberato dalla presa di Giorgio Careddu, il padre si è lanciato nuovamente contro di me”. Poi, a pagina 9 afferma: “Patrizio, praticamente una volta che si è liberato il padre, poi non ho saputo altro, io sono scappato”. Subito dopo, a domanda del pm riguardo altri comportamenti assunti, Francesco Floris afferma: “aveva sempre nella mano destra il martello e nella mano sinistra il cacciavite e ha cercato di colpirmi nel basso ventre senza riuscirci…sò che era un martello e cacciavite. Non posso dire altro”. A pagina 11 Francesco Floris afferma: “ mi sono messo a correre perchè lui mi inseguiva…durante i soccorsi mi hanno fatto prima di tutto la riduzione delle fratture nasali, infilandomi due sonde di metallo da sveglio, perchè si deve fare da sveglio…ricoverato tre giorni”. A pagina 12, a domanda del pm riguardo le motivazioni di questi dissidi, Francesco Floris risponde: “non ho mai partecipato a rinuioni condominiali, non ho mai scambiato nessuna parola con il padre mi faceva la posta alle sette del mattino in garage…un giorno ha tentato per cui è stato condannato…se lei mi dice le motivazioni io non le conosco”. A pagina 13, Francesco Floris afferma: “da anni il padre non pagava le quote condominiali e giustamente mia moglie faceva presente all’amministratore che le quote non pagate dal padre dovevano ricadere su di noi. E forse questa è la motivazione”. A domanda del pm riguardo le ragioni di questi presunti comportamenti, Francesco Floris, risponde: “non ci ho mai parlato. L’oggetto del contendere non ero io, era mia moglie”. A pagina 14 Francesco Floris, risponde: “successivamente, in fin dei conti è un individuo andato precocemente in pensione, così mi hanno riferito…danneggiva e sradicava piante”. A pagina 15 su domanda del pm a proposito dove venissero fatte le denunce, Francesco Guarino Floris, risponde: “sempre dai Carabinieri in via Nuoro”. A pagina 16 su domanda del pm riguardo precise accuse che lui aveva fatto affermando che mio padre gli aveva detto: “…ora ti ammazzo, ora ti ammazzo e poi tutti gli altri così la finite di calunniarmi…”, Francesco Floris risponde: “questo particolare posso non posso ricordarlo…è chiaro quando è stato condannato più volte, è chiaro che lui si lamentava; quando mi ha messo le cesoie lui ha detto…ti ammazzo, ti ammazzo così la finisci per denunciarmi…”. A domanda, in quanto tempo disse ciò, Francesco Guarino Floris, riponde: “non lo ricordo”. A pagina 17 Francesco Floris, afferma: “dunque, Patrizio ha seguito le orme del padre, anche lui ci calunniava perchè quando mi trovava anche in strada mi faceva il gesto con la mano…ha detto che ci avrebbe fatto saltare l’appartamento perchè lui aveva molte amicizie a Sant’Elia…quindi ha seguito le orme precise del padre…”. A domanda del pm: “quando lui fù sentito in via Nuoro dicendo: per quanto riguarda il figlio Patrizio, ricordo che mentre tentavo di allontanarmi dal seminterrato incitava il padre a proseguire nell’opera gridando: ti sta bene, ti ha fatto ancora poco, ci avete rovinato”, Francesco Floris risponde: “questo non me lo ricordo”. A pagina 18, Francesco Guarino Floris risponde: “si è alzato come una molla il padre ha cercato di colpirmi nel basso ventre col cacciavite”. A pagina 25 a domanda, da chi fossero scattate le fotografie a casa sua (gli vengono esibite durante il processo) riguardo ad ipotetici danni subiti, Francesco Guarino Floris risponde: “non ricordo con precisione chi le ha fatte; ho visto che sono state fatte però non sò dire con precisione chi me le ha fatte”. A pagina 28 su domanda della difesa riguardo al fatto che sono sopraggiunto dopo il fatto accaduto, e, Giorgio Careddu immobilizzava il padre, Francesco Floris risponde: “che era per terra, però non sò come lo immobilizzava; però a posteriori ho saputo che gli ha messo il famoso colletto e un ginocchio sull’addome, però non ho visto niente”. A pagina 28, a domanda della difesa riguardo al fatto che io arrivavo dopo e il padre era a terra con un ginocchio, Francesco Floris risponde. “non ho visto niente…a posteriori, finito tutto, Giorgio Careddu mi ha detto tutto…ero in uno stato di blocco psicomotorio…mi ha risvegliato da questa situazione…”. A pagina 29, a domanda, Francesco Floris risponde invece: “colpo di cacciavite nò…martellate al gomito…al labbro..” la difesa continua a domandargli, che invece, dalle foto che sono state prodotte, il padre era già immobilizzato, ossia Francesco Floris, quando rende la prima denuncia il 23 maggio 2006, quindi a distanza di tre giorni (20 maggio 2006), non parla di questa successiva frequenza e cioè che dopo arrivavo io, Francesco Floris risponde: “ascolti…”. La difesa produce la denuncia sporta da Francesco Floris ed il tribunale nè dispone l’acquisizione. A pagina 31, a domanda della difesa, dopo quanto tempo scesi in garage attirato dalle urla, e dopo che Francesco Floris si è liberato, se fosse uscito immediatamente fuori, Francesco Floris risponde: “Nò. Dopo che Giorgio Careddu ha liberato il padre, invece di stare buono si è alzato come una molla, sempre col martello sulla parte destra e il cacciavite a sinistra ha cercato… A pagina 32, a proposito del fatto che Francesco Floris “non parla assolutamente di questo episodio, ossia che, successivamente all’intervento di Careddu che libera mio padre e lo insegue e lo colpirebbe ulteriormente, e ciò, si evince dal fatto che quando rilascia querela in via Nuoro il 23 maggio 2006, rilascia delle dichiarazioni, poi quando viene sentito all’udienza di tentato omicidio nè rilascia altre diverse, Francesco Floris risponde: “io non sò rispondere. Non mi ricordo le cose che stà dicendo…non lo sò. Non è che io sia attento alle denunce e tutto il resto…”. A pagina 33, la difesa fà presente a Francesco Floris se gli risultava che lui avesse detto alla Polizia che interveniva il 20 maggio 2006 per fare le indagini: “Voglio che le indagini vengano fatte dai Carabinieri”, Francesco Floris risponde: “nel modo più assolto. Io non ricordo niente.” Poi, quando gli viene chiesto chi svolse le indagini qualche giorno dopo, e se lui, quando rientrò a casa, si presentava alla stazione dei Carabinieri di Villanova fornendo la querela al maresciallo Antonio Cappellu, Francesco Floris risponde: “non lo ricordo…”. A pagina 35, a domanda se conosce il maresciallo Antonio Cappellu, Francesco Floris risponde: “Lo conosco. La settimana successiva redigevo la stessa denuncia per danneggiamenti alla serranda…questo maresciallo che non ricordo il nome… c’era un’altro maresciallo seduto da un’altra parte…la volta successiva ho trovato questo maresciallo che mi ha detto…ancora qui?…questo maresciallo dei Carabinieri di sua iniziativa…e lui di sua iniziativa…poi sono venuto a sapere che ha dato il suo numero di telefono a tutti i condomini”. A pagina 36, nonostante il pm ed il presidente si oppone alla domanda della difesa, riguardo al fatto, se aveva conosciuto il maresciallo Antonio Cappellu in questa occasione, Francesco Floris risponde: “ho detto che l’ho conosciuto visivamente, ma non sapevo che era il maresciallo Antonio Cappellu”. A pagina 37, a domanda della difesa riguardo al fatto se io fossi uscito dal garage e lo avessi inseguito, dopo il fatto accaduto, Francesco Floris risponde: “ho detto che non le sò dire niente. Sono scappato in strada tutto il resto io non lo conosco”. Su domanda tendenziosa del presidente, riguardo al fatto se io avessi in precedenza minacciato Floris, Francesco Guarino Floris risponde con la stessa cantilena sopra descritta riguardo conoscenze a Sant’Elia… A pagina 38, tornando ad esaminare il fatto accaduto il 20 maggio 2006, Francesco Floris risponde “non riusciva a liberasi perchè aveva il colletto un ginocchio sull’addome…tutte sequenze molto veloci…Patrizio mi ha guardato dicendo…papà ti ha fatto poco, ti doveva uccidere. Punto e basta”. (poco prima di afferame ciò, Francesco Floris ha dichiarato che lui era scappato in strada, inoltre, non si ricordava gli avvenimenti nei particolari e non sapeva come Giorgio Careddu avesse immobilizzato mio padre perchè aveva un “blocco psicomotorio risvegliandosi poco dopo”). A pagina 40, a domanda del presidente riguardo dove mi trovavo e cosa dissi, considerato che in altre occasioni lo stesso Floris ha accusato che sia io che mio padre, lo aveva rincorso per strada, Francesco Floris risponde: “Nò, non ricordo assolutamente niente…sulla strada nò…lui mi ha inseguito in questo scivolo tra il cancello e l’uscita e i casellanti l’hanno stoppato…nò io Patrizio non l’ho più visto perchè lui è rimasto in garage, non ho visto Patrizio”. A pagina 41, a domanda del presidente riguardo altre frasi che avrei detto in particolare: “ti sta bene, ti ha fatto ancora poco…ci avete rovinato, solo ora ti esce sangue dall’orecchio…ma non è finita…non finisce quà…”, Francesco Floris risponde: “può darsi che sia successo in altri episodi…questo del sangue all’orecchio non lo ricordo…questa frase non la ricordo…anche perchè sono andato una seconda volta, direi, a specificare meglio la mia denuncia…adesso però non ricordo cosa è la seconda denuncia che ho fatto, non me la ricordo, sempre dai Carabinieri”. A pagina 42, a domanda se Francesco Floris fosse sicuro che il padre avesse sentito queste frasi, Francesco Floris risponde: “certo, certo che ha sentito perchè le ha dette a voce alta”. Francesco Floris ha precedentemente dichiarato che lui era per strada e sia io che mio padre siamo rimasti nel garage a debita distanza da lui. All’udienza del 14/10/2011 venivano sentiti per lo stesso procedimento sia il teste Giorgio Careddu che Antonio Cappellu come da verbale d’udienza e a pagina 4 a seguito della richiesta del pm sul racconto dei fatti, Antonio Cappellu, risponde con l’evidenza del contrasto: “io all’epoca ero responsabile della sezione di Polizia giudiziaria presso il tribunale dei minorenni e mi trovavo in giro a Cagliari con la macchina per ragioni d’ufficio quando ricevo in mattinata una telefonata, adesso non ricordo, da parte di uno dei condomini di via Genneruxi, 11…dagli accertamenti che avevo avviato a seguito delle querele ero arrivato alla conclusione che comunque tutti i fatti che succedevano in quel condominio mi riportavano alla figura del padre…mi avvicinai ad un collega della Polizia…gli dissi che potevano acquisire delle immagini di un sistema di videosorveglianza a circuito chiuso…poi da quel momento in poi, io sono andato via e ho lasciato la competenza alla Polizia di Stato dal momento che erano loro che stavano operando. Un po’ di tempo dopo ricevetti una querela da parte del signor Floris…nei confronti del padre perchè presumo non fosse soddifatto di quelli che erano gli accertamenti svolti dalla Polizia di Stato e quindi ho avviato una serie di accertamenti svolti sentendo testimoni e non testimoni e…”. A pagina 7, durante il racconto dei fatti inerenti il 20 maggio 2006, Giorgio Careddu afferma: “l’ho preso da dietro e gli ho messo il braccio sotto il collo…ma dopo vario sforzo perchè era una belva come si comportava…”. A pagina 8, a domanda del presidente quando sono sceso in garage, Giorgio Careddu risponde: “il Floris ormai si era avviato verso la porta antipanico ed era uscito nel giardino tra la…ci sono due portoni elettrici, uno che dà sulla strada…”. A pagina 8, a domanda del presidente se avessi detto altro in merito di lasciare mio padre dalla presa, Giorgio Careddu risponde: “mi ha detto: lascia immediatamente mio padre. Ha detto solo questo”. A pagina 9, a domanda del presidente riguardo gli attrezzi ed al fatto se mio padre avesse inseguito Francesco Floris e cosa ho fatto in quel momento, Giorgio Careddu risponde: “poi è arrivata la Polizia e penso li abbia sequestrati la Polizia…ha cercato di inseguirlo però, quando ha visto la reazione dei due signori che erano lì alla ferrovia, ha desistito…io l’ho lasciato perchè me l’ha chiesto il figlio e l’ho lasciato anche perchè ormai Floris si era avviato verso l’uscita e quindi, secondo mè, poteva considerarsi al sicuro”. A pagina 10, a domanda del pm riguardo il mio modo di arrivare e il mio atteggiamento sulla richiesta di lasciare mio padre, Giorgio Careddu risponde “preghiera…anche perchè io ero inginocchiato”. A pagina 12, a domanda del presidente riguardo al mio presunto modo imperioso o minaccioso di lasciare mio padre, Giorgio Careddu risponde: “io non lo ricordo”. Su domanda del’avvocato Efisio Floris, fratello di Francesco Floris, riguardo al fatto se in relazione a questo episodio sporse denuncia, Giorgio Careddu risponde “No. Nei confronti del padre”. A pagina 12, a domanda della difesa riguardo il mio arrivo, se Francesco Floris era uscito fuori dal garage e a che distanza codesto fosse dal luogo dell’aggressione in cui mi trovavo, Giorgio Careddu risponde: “Si. Saranno stati 20 metri”. A pagina 13, a domanda della difesa riguardo l’ipotetica minaccia che gli avrebbe fatto mio padre relativamente: ”…morirete lei, l’avvocato, fai una buona confessione…”, Giorgio Careddu risponde: “Francesco Floris era già fuori. Era stato portato via dal 118. Un paio di minuti dopo l’episodio”. In stessa pagina, su domanda del presidente riguardo cosa dicesse mio padre, nella circostanza del mio sopraggiunto arrivo, Giorgio Careddu risponde “farfugliava…non è che si capisce molto bene…”. A pagina 14, a domanda del presidente sulle modalità di immobilizzazione di mio padre, ossia, se gli avesse bloccato le due braccia, Giorgio Careddu risponde: “Certo. Sì, c’era il pilastro e c’era la macchina e quindi non si poteva muovere né da una parte né dall’altra”. A pagina 15, a domanda del presidente riguardo quando ero presente, e lui ha lasciato mio padre, se questo avesse tentato di colpire Francesco Floris prima che si allontanasse, Giorgio Careddu risponde: “nelle sue vicinanze non poteva arrivarci perchè erano già intervenuti…c’erano gli operai della ferrovia che erano già sulla ringhiera e quindi sarebbero intervenuti sicuramente…io questo non lo ricordo anche perchè poi ho cercato subito di telefonare ai Carabinieri…non me lo ricordo questo di Patrizio…ti doveva uccidere io non lo ricordo”. A pagina 18, a domanda del presidente a proposito che lui fù sentito in via Nuoro e aveva riferito che Francesco Floris aveva detto che incitavo mio padre a proseguire nell’opera gridando: “ti sta bene, ti ha fatto ancora poco, ti doveva uccidere ci avete rovinato”, Giorgio Careddu risponde: “io ricordo…la sequenza ricordo solo quella che ho riferito io…”. A domanda del pm a proposito dove mi trovavo nel momento della lite, Giorgio Careddu risponde: “a casa sua doveva essere. E’ arrivato dopo, sì, certo, è arrivato dopo quando io il padre l’avevo già immobilizzato, quindi l’aggressione al Floris ormai era avvenuta e quindi il padre era immobilizzato”. A pagina 20, si evince che l’avvocato Efisio Floris, continua a fornire suggerimenti capziosi a produrre sentenze di condanna al fine doloso, dichiarazioni e frasi “a ricordo”. A pagina 22 a domanda della difesa riguardo ipotetiche minacce riferite da mio padre, Giorgio Careddu afferma invece: “farfugliava…non poteva parlare perchè stava soffocando per come lo tenevo io”. Da pagina 24 fino alla fine del verbale d’udienza emerge lo “stile” scorretto, capzioso, ingannevole e truffatorio dell’avvocato fratello Efisio Floris, al fine di produrre sentenze, documenti, frasi e testimonianze emerse false, quindi, innumerevoli querele elaborate, per anni, mediante l’agire doloso, le false dichiarazioni calunniose. La condotta e l’agire in mala fede dell’avvocato Efisio Floris, il quale utilizza la veste di avvocato, riferendosi alla costruzione delle false accuse, seppur sentenziate a denunciata condanna, è stata sempre querelata. Nonostante siano apparse del tutto evidenti che le dichiarazioni a testimonianza, rese ed ammesse in questo processo, da Francesco Guarino Floris, maresciallo Antonio Cappellu, Giorgio Careddu e la condotta dell’avvocato Efisio Floris siano state decisamente contrastanti emergendo false, mendaci e gravemente calunniose le dichiarazioni di Francesco Floris, Isabella Garau in Floris, Antonio Cappellu e la condotta denunciata dell’avvocato Efisio Floris, sono stato ingiustamente condannato a 5 anni da dei magistrati che sono stati denunciati per i maltrattamenti dalla magistratura Cagliaritana!. Nonostante sia stata più che evidente la corruzione, le ammissioni rese dagli stessi testi, la falsità, quindi, del maresciallo Antonio Cappellu, in quanto, è inverosimile che abbia avuto competenza sul tentato omicidio, per altro falso, essendo in servizio alla Procura dei minori, trovandosi, quindi, in giro in macchina a Cagliari il 20 maggio 2006 autore di querele ed accorso “occasionalmente” su telefonate dei condomini se non fosse stato in accordo fraudolento, il presidente mi ha ingiustamente condannato a 5 anni. Vengo accusato di aver avuto un “coltello” senza che ci sia mai stato nessun sequestro sia di questo attrezzo che del cacciavite dalla Procura di Cagliari il giorno in questione!. Il presidente ha formulato domande tendenziose ai testi per far ricadere appositamente colpevolezza e mia condanna. Nonostante sia emerso che le dichiarazioni rese dal teste Giorgio Careddu (alcune a “non ricordo” come anche quelle di Francesco Floris e Antonio Cappellu) siano state esattamente contrarie alle stesse di Francesco Floris e del maresciallo Antonio Cappellu (contrarie, pure, alle denunce sporte supportate dal fratello avvocato Efisio Floris), e che pertanto, tale testimonianza, mi scagionava emergendo estraneo al reato falso imputato ed alle frasi riferite, i magistrati “esperti” hanno emesso una condanna a 4 anni ed 8 mesi poi aumentata a 6 anni scontata a 5 anni per la relazione psichiatrica! E’ stato anche confermato il fatto inequivocabile, che sia Francesco Floris e successivamente Giorgio Careddu, erano già fuori dal garage ad una distanza di circa 20 metri da me e mio padre rimasti all’interno del garage. La testimonianza del teste oculare Federico Giorgetti ha smentito il fatto che sia di mio padre che me quando, a fatto concluso è uscito fuori dal garage, non ha rincorso nessuno, non aveva nessun attrezzo e non ha riferito nessuna frase. Il tali frangenti sia io, che mio padre non avrebbero mai potuto compiere i reati attribuiti. Nonostante ciò, la commissione dei magistrati “esperti” non ha saputo valutare tali fatti. Nonostante sia stato singolare come Francesco Guarino Floris, nelle audizioni rese in tutte le udienze, abbia voluto sempre apparire vago mentre ben ricorda alcuni particolari da lui denunciati dichiarando sempre “mere estraneità” e “scaricamenti di responsabilità”, riconducendosi, inoltre, ad altri processi e reati che nulla c’entrano con quello in corso, i magistrati “esperti” non sono riusciti a valutare questi fatti!. E’ stato singolare, come Francesco Floris, nonostante dichiarasse sempre che “non sà nulla”, “non ricorda”, “non è al corrente dei fatti nello specifico” scaricando alla moglie o riferiti da altri, “sà di alcune telefonate alle 22.00 di sera da casa sua, ma lui che ha 75 anni, non è in casa in quel momento”, indirizzando sempre, guarda caso, sentenze di condanna false mie e di mio padre in ogni processo, instaurando mediante finta sceneggiata, e frasi messe in bocca da chicchessia, “martellate, acciacchi, blocchi psicomotori, fratture, maschere di sangue, addirittura, in altre sedi giudiziarie, plastiche facciali”, nonostante ciò appare, allo stato odierno, difronte all’opinione pubblica Cagliaritana, senza nessun danno in viso o in altro corpo nonostante gli episodi da lui perennemente denunciati, ma la commissione dei magistrati “esperti” non ha saputo valutare questi altri fatti!. Essendo stato macroscopico, quindi, il complotto organizzato mediante una architettata congiura con il movente dell’odio, dell’accanimento, della persecuzione e della vendetta, mediante truffe e falsificazione delle prove ed alterazione dello stato dei luoghi, studiate nei minimi dettagli, al fine di premeditare, sia la provocazione (ossia il “mettere in mezzo” come loro dire), che tutto il castello accusatorio falso inerente l’episodio del 20 maggio 2006 emergendo conoscenze, favori, regali e corruzioni dei teste tramite intime ed dichiarate frequentazioni con le parti offese, la commissione dei magistrati “capaci ed esperti” mi ha ingiustamente condannato a 5 anni!. L’Arma dei Carabinieri conosce perfettamente denunce e fatti nei confronti di Antonio Cappellu. Abbiamo avuto delle sentenze di assoluzione, a cui, stranamente non è mai stata data la possibilità di richiesta danni, arrecando formule dubitative favorendo la controparte. Si evince che i magistrati hanno incredibilmente favorito i predetti. La perizia psichiatrica mi ha levato un anno di pena e se non ci fosse stata, la commissione dei magistrati “esperti” mi avrebbe ulteriormente attribuito un totale 6 anni di carcere per non aver fatto nulla!. Casi recenti locali divulgati dal giornale Unione Sarda tentati omicidi ed omicidi plurimi assolti dal tribunale di Cagliari!. Io e mio padre rispettivamente 5 anni e 6 anni e 6 mesi di carcere (per mio padre ridotti a 5 anni per sconto detenzione domiciliare) per non aver fatto nulla.